Christian Manfredini

“La differenza la fanno le occasioni per emergere nel calcio che conta, per questo è nata la collaborazione tra la mia scuola calcio con Catera”.
Chissà quanti, di questi tempi di scarsa memoria, ricordano Christian Manfredini. L’ala con le treccine, da Battipaglia alle giovanili della Juve, tanta gavetta prima dell’esplosione nello spettacolare Chievo di Delneri e gli alti e bassi con la maglia della Lazio. “Un percorso lungo e bello, che mi è servito tanto. Ho giocato in tutte le categorie, ho sofferto e imparato. E mi sono divertito”.

Passione vera, autentica, quella che Manfredini, ivoriano naturalizzato italiano classe ‘75, trasmette ai bambini della Scuola calcio che porta il suo nome. L’ha aperta sei anni fa, sede a Battipaglia, provincia di Salerno, il paese dove Manfredini è arrivato a due anni. “È una Scuola calcio che porta il mio nome, la gestiscono i miei amici. C’erano 30 ragazzi il primo anno, ora sono centinaia. È bello seguire i giovani, magari qualcuno si farà, ma per adesso li alleniamo e li educhiamo. Sono piccoli, devono solo divertirsi, sempre con il pallone tra i piedi però, basta correre intorno al campo. Il ruolo sociale è quello più importante, poi man mano che si cresce inizia a contare anche l’aspetto tecnico. Il campione puoi aiutarlo a uscire, ma devi essere fortunato a trovarlo”.
Come si aiuta un ragazzo ad emergere? “Strutture e occasioni, quello che manca al sud. Al capitolo occasioni sta la collaborazione con Vincenzo Catera, che ha rapporti privilegiati con tante realtà professionistiche di tutta Italia e offre ai giovani che lo meritano le giuste occasioni per mettersi in mostra. Poi ovviamente starà a loro sfruttare le occasioni…”

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