Gianluigi Gentile

“Il calcio è la mia vita”. Lo ripete come un mantra, Gianluigi Gentile, e non è difficile credergli. Basta guardare l’impegno e la passione con cui allena i ragazzi nella Scuola calcio del Vianney, dove lavora oggi. Lo stesso impegno e la stessa passione che ha messo nel formare gente come Claudio Marchisio e Paolo De Ceglie (ma anche Sorrentino, Grabbi, Paolucci, Lanzafame, Marrone, Ariaudo, Maniero, Venitucci, Pasquato…), campioni che ha conosciuto da bambini e che ancora lo cercano, quando hanno bisogno di un consiglio sincero. Pochi allenatori possono vantare diciassette stagioni di Juventus, ma “vantare” non è la parola giusta, quando si parla di Gianluigi Gentile: “Sono stato fortunato a vivere tanti anni di Juve. Mi piacerebbe avere un’altra occasione nel professionismo, ma il calcio è la mia vita e continuo ad allenare”.

Per far capire il senso della sua collaborazione con Vincenzo Catera, Gentile racconta “la storia di Loris Del Nevo, uno che ha giocato al Genoa, al Cagliari, uno bravo. Uscito dalla Primavera è andato ad Ascoli con l’atteggiamento di chi dice “io arrivo dalla Juve”. Lì c’era gente con famiglia, gente con il mutuo, e ha preso solo schiaffi. Ma ha imparato e ha fatto una grande carriera. Ecco, non tutti i giocatori vanno alla Juve e al Milan: noi allenatori dobbiamo preparare ragazzi e addetti ai lavori come Catera devono offrire loro la possibilità di avere vetrina e di confrontarsi con il professionismo”.

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