Dario Campagna: “Preparo i giocatori per il professionismo con allenamenti individuali”

Settore giovanile della Juventus, poi tanta serie C con le maglie di Hellas Verona, Piacenza, Union Venezia, Arezzo e Cremonese, e infine la serie D vicino a casa con Chieri, Borgaro e Pinerolo, dove ancora gioca: “Finché mi diverto, vado avanti”. È la carriera di Dario Campagna, classe ’88, esterno destro capace di destreggiarsi anche al centro della difesa e in mezzo al campo: in tutto sono oltre 200 partite da professionista, condite da 7 gol (ma non è questo il suo mestiere).

Dalla scorsa stagione, oltre a giocare, Dario Campagna ha iniziato la carriera di allenatore, nella scuola calcio proprio del Pinerolo e come istruttore nella scuola di perfezionamento calcistico Talent Academy, gestita da Christian Manfredini e Vincenzo Catera.

Dario, com’è iniziata questa collaborazione?

“Da conoscenze e amicizie comuni: il direttore sportivo a Pinerolo è Gianfranco Perla, che da sempre collabora con Catera, poi me ne hanno parlato anche altri allenatori che in passato hanno lavorato con la Talent Academy, ovvero Vincenzo Manzo e Massimo Gardano. Da qui è nata la collaborazione”.

Come funziona?

“Alleno tutti i giorni i ragazzi dell’Academy, facendo un lavoro parallelo a quello delle squadre di club. L’obiettivo è farli trovare pronti per le società professionistiche dove li porta Vincenzo”.

Quindi un lavoro che si può definire individuale.

“Sì, non essendo gruppi numerosi ci concentriamo sulla tecnica individuale e sugli “1 contro 1”, che sono fondamentali nel calcio moderno”.

Giochi ancora e nel frattempo alleni: il tuo è un impegno a 360 gradi.

“Finché ho voglia e vado avanti, gioco con la passione di sempre. E con lo stesso entusiasmo alleno, ho già preso il patentino Uefa B, potrei allenare fino alla serie D. Ma è meglio fare un passo per volta, per ora faccio esperienza con i 2013 a Pinerolo e i ragazzi più grandi con Vincenzo Catera”.

Con ragazzi di 16/17 anni, che magari vivono lontano da casa per coltivare il sogno del calcio, bisogna anche fare un lavoro psicologico e motivazionale.

“Certo, bisogna parlare loro nel modo giusto, senza giudicarli ma per stimolarli sempre, e capire i loro sbalzi di umore. A volte li vedi che sono giù di morale, in quei casi parliamo, anch’io a 18 anni sono andato a Verona e li capisco. Ma la cosa che mi piace è che ci mettono sempre voglia, entusiasmo, passione. La passione è fondamentale per emergere, nel calcio come nella vita”.

Oltre alla passione, cosa serve, oggi, per emergere nel mondo del calcio?

“Un mix di tutto: la tecnica, il fisico, la testa. Diciamo che oggi la prima cosa che gli osservatori guardano, purtroppo, è l’aspetto fisico. Ma poi devi saper usare la palla, sapere cosa fare, come farlo e quando farlo. Alla lunga è la tecnica di base a fare la differenza, insieme all’intelligenza calcistica”.

E avere le occasioni giuste per mettersi in mostra, aggiungo io.

“In questo Vincenzo Catera è un maestro. Il mio ruolo è farli trovare pronti quando quell’occasione arriva”.

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